«L’edilizia è in caduta libera: Medio Campidano in ginocchio»

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VILLACIDRO. Un anno da lasciare alle spalle senza rimpianti, il 2010.

Anche l’unità sindacale è stata messa a dura prova, «ma è indispensabile»

Per la Cgil del Medio Campidano, ma anche per la Cisl e Uil non dovrebbe esserci un bilancio differente, sono stati dodici mesi di crisi diffusa.
Il direttivo provinciale della Cgil, riunito a Villacidro per esaminare la situazione e mettere in cantiere le strategie da attuare in questo nuovo anno, ha confermato una situazione da codice rosso ed è da qui che occorre ripartire immediatamente per mantenere in piedi un territorio «specchio fedele della crisi produttiva ed economica che investe l’intera nazione».

Dalla Cgil del Medio Campidano, però, parte un segnale chiaro: «L’unità sindacale è prerogativa necessaria per rappresentare al meglio le esigenze di tutti i cittadini in ogni sede, sia nazionale che territoriale». Una velata (ma non tanto) critica agli alti vertici sindacali, una volta «uniti e confederati», adesso sempre più spesso per conto proprio, se non addirittura in contrapposizione. «La sofferenza delle grandi fabbriche – ha detto il segretario provinciale Efisio Lasio parlando al parlamentino Cgil del Medio Campidano – il blocco delle infrastrutture e delle opere pubbliche, i tagli nella scuola e l’aumento delle tariffe stanno relegando il nostro territorio agli ultimi posti di crescita della Sardegna, con un aumento della povertà e della carenza di servizi essenziali per gli anziani e i più bisognosi».

Tutti i settori produttivi del Medio Campidano sono stati passati ai raggi x, ma all’ormai cronica situazione di crisi della media e grande industria (quest’ultima ormai quasi del tutto assente nel territorio) si è aggiunto il crollo di quello che sembrava essere un settore in cemento armato: l’edilizia. «Quel poco che rimane – ha lamentato Lasio – viene sottratto alle nostre piccole imprese da quelle della penisola che praticano la strategia degli appalti al ribasso». Luciano Onnis

Fonte La Nuova Sardegna – 4 gennaio 2011

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