A distanza di sette giorni, dopo che le acque si sono ritirate, è possibile fare una prima stima. Ingenti i danni nelle campagne.
150 millimetri di pioggia in un paio d’ore: è bastato tanto per far si che la natura si riprendesse i suoi spazi e, nel caso specifico dell’acqua, i suoi percorsi preferenziali. Ruscelli e gore hanno scavato in profondità le strade di campagna andando a riversarsi, con il carico di detriti e fango, negli orti coltivati.
In queste ora si assiste ad un dispiegamento di mezzi eccezionale per ripristinare le strade campestri e di penetrazione agraria nonché ripulire dai detriti gli alvei dei fiumi.
La situazione più critica nella valle di Villascema dove l’omonimo Rio si è ingrossato a tal punto da ridisegnare il suo letto, il fiume “impazzito” ha percorso la stretta valle distruggendo tutte le passerelle e gli argini artificiali che erano stati realizzati per contenere le piene. Il fiume esondando ha ricoperto di fango e pietre tutto il parco e i giardini, dove venivano coltivate le famose ciliege di Villacidro, travolgendo e portando via ogni ostacolo incontrato lungo la rapida discesa a valle nell’invaso del Rio Leni.
Diga che durante la piena era semivuota per via degli imminenti lavori sul cunicolo del piede del muro ed è stata mantenuta chiusa scongiurando ulteriori pericoli a valle, nei centri di Serramanna, Villasor e Assemini.
Proprio stanotte le paratie sono state riaperte per completare entro pochi giorni lo svasamento totale per dare inizio ai lavori.
Intanto la solidarietà si fa strada presso l’abitazione della famiglia di Franco Cabriolu, dove nel giro di pochi minuti un ondata d’acqua ha travolto la sua casa, distruggendo tutto al suo passaggio.
“Vogliamo ringraziare tutti gli amici e volontari che ci hanno dato una mano in questi giorni – afferma Elena Cabriolu, figlia di Franco – senza di loro saremmo ancora in “alto mare”. Il sostegno dell’amministrazione comunale alla famiglia Cabriolu è iniziato alle 5 del mattino del fatidico giorno: Teresa Pani ha trovato un alloggio per la famiglia sfollata dove risiede tuttora. Anche il presidente della Villacidrese Calcio, il parlamentare Siro Marroccu, ha messo a disposizione la lavanderia e il personale della squadra.
Lunedì sera invece la Commissione agricoltura e ambiente si è riunita per fare una prima stima dei danni. Il conto è salato. All’indomani dall’alluvione, la Giunta comunale ha immediatamente dichiarato lo stato di calamità naturale, «Stiamo sistemando la viabilità e gli accessi per gli allevatori – spiega l’assessore all’Ambiente, Adriano Muscas, sull’Unione Sarda – coinvolgeremo il Genio civile e la Regione per progettare un ponte adeguato sul rio. Biddascema deve rinascere» (A.S.)
Villacidro.info – 30 novembre 2011
Che brutta visione!!!
Riporto un interessante articolo.
Silvia Mastrantonio
ROMA
BOMBE d’acqua. Fenomeni intensi che in un’ora o poco più scaricano a terra il quantitativo di pioggia solitamente atteso in un mese. Fanno paura. Ci fanno somigliare a paesi tropicali, aprono interrogativi angoscianti sul futuro del pianeta. Paola Pagliara è responsabile del settore idrogeologico della Protezione civile: «Il termine, gergale, serve a indicare un fenomeno determinato da situazioni meteorologiche particolari, tipiche di questa stagione. Si manifesta soprattutto nelle aree costiere perché legato alla temperatura del mare che è ancora alta». Ma si può dire che si sia accentuato negli ultimi tempi? «Non esistono studi sistematici — di Pagliara —, anche se molti ritengono che tali fenomeni siano collegati al riscaldamento della terra. Nell’alluvione di Genova degli anni ’70 le precipitazioni furono simili. Sono — conclude — tempeste mediterranee che esistono da tempo in Liguria e in altre aree soprattutto costiere».
«Il problema vero dell’Italia è la nostra orografia, ovvero la conformazione del territorio». Franca Mangianti ha diretto l’Osservatorio meteo del Collegio romano. «Non c’è cambiamento climatico e non c’è alcuna tropicalizzazione. Attraverso lo studio delle carte d’archivio riusciamo a tornare indietro fino a 250 anni fa e abbiamo verificato l’esistenza di trend trentennali». Che cosa significa? «Trenta anni di caldo con eventi record, come quelli che stiamo attraversando dagli anni ’90, trenta anni di freddo con il pericolo glaciazioni. Le ondate si ripetono nei secoli».
GLI ESPERTI sembrano concordi nel ritenere la conformazione del nostro territorio l’indiziato numero uno per le «bombe d’acqua». Il mare davanti, le montagne dietro e, in autunno, lo scontro fra le correnti. Marina Baldi, climatologo del Cnr: «Questi fenomeni vengono determinati da una combinazione perversa di elementi che si manifesta in un territorio geografico particolare». Quindi anche secondo lei non c’entra il cambiamento del clima? «Non ci sono statistiche significative. Forse si può parlare non dell’aumento dell’intensità di questi fenomeni, ma dell’aumento delle manifestazioni. Secondo alcuni studiosi si può valutare la presenza di maggiore energia nell’atmosfera, collegata alle maggiori emissioni o all’effetto serra».
«In sintesi può incidere sul numero — precisa la Baldi —, non sulla portata. Esistevano anche nel passato. Genova ha registrato, nel corso dei 50 anni passati, una settantina di eventi ‘intensi’, certo non tutti eccezionali, ma sicuramente ‘intensi’».
Fausto Guzzetti è direttore dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica: «È un evento naturale. E in quanto tale c’è poco da farci». Altro discorso, ben diverso, riguarda l’effetto che arrivano ad avere sul territorio e sulla popolazione. E lì le responsabilità vanno cercate fra gli uomini.
Commento:
Il 7 ottobre del 1929 e il giorno della befana del 1930 si verificarono due alluvioni che sconvolsero il territorio, si racconta che il canale di Corongius longus (Monti Mannu), con l’alluvione del 1930, venne completamente modificato ed in una sola note l’acqua porto via la foresta trasformandola in una spettrale pietraia.
Riguardo agli effetti che queste precipitazioni possono avere sul territorio e la popolazione concordo che le responsabilità vanno cercate fra gli uomini, ma bisogna chiarire in quali termini, altrimenti si rischiano grosse generalizzazioni che poco servono a correggere gli errori compiuti. Per le zone disastrate di Villascema, Narti , ecc. non penso si possano attribuire responsabilità all’uomo, anzi la presenza della diga ha impedito danni molto più grossi a valle, così come si verificava in molte campagne (ricordo ancora quanto successe circa 40 anni fa nella zona di Leni, che era fra le più curate di Villacidro). I problemi effettivamente creati dall’uomo si restringono quindi ai casi in cui si sono realizzate strutture non adeguate e ubicate nel posto sbagliato ed alla trascuratezza nella gestione. Trascuratezza che non deriva solo dalla frammentazione di competenze fra vari enti e la mancanza di un coordinamento, ma da un generale cambiamento dello stile di vita che ha trasferito la popolazione dalle campagne alla città ed ha portato all’abbandono delle buone pratiche di sistemazione agraria ed idraulico-forestale. Le responsabilità si perdono anche in una lunga catena di episodi di urbanizzazione iniziati 40 anni fa e proseguiti con gli stessi criteri fino ai giorni odierni, dove manca tuttora un adeguamento delle mappe dei rischi realistica ed il conseguente adeguamento degli strumenti urbanistici e tecnici, nonché strutturali. Questa carenza ha reso impotente anche gli uffici tecnici che, loro malgrado, devono rilasciare autorizzazioni o si trovano costretti a concedere sanatorie, stabilite per legge, per non incorrere in abusi d’ufficio, pertanto, la situazione di rischio è andata ad aggravarsi progressivamente nel tempo con l’aumento della popolazione e dei bisogni. Il territorio di Villacidro è così vasto da rendere impossibile un controllo a tappeto ed ancora peggio non può disporre delle risorse (sempre più ridotte per gli enti locali) per fare fronte a tutte le situazioni di criticità venutesi a creare in 40 anni (ponti troppo bassi e stretti, canali costruiti con sezioni inadeguate ecc.) e nel contempo fare fronte alle spese che sarebbero necessarie per una generale azione di manutenzione ordinaria. Chiunque si trovi a governare non può che trovare forti grosse difficoltà, in quanto la fetta più grossa delle responsabilità sul mancato adeguamento strutturale ed urbanistico, sono dovute alla dipendenza dal sistema di finanziamento dovuto a leggi sovracomunali ed in particolare dello stato, che è pronto (molte volte solo sulla carta) a liberare risorse in caso di eventi calamitosi, mentre rende difficile se non impossibile l’acquisizione di fondi anche per l’ordinaria manutenzione. Quindi le responsabilità si perdono in mille rivoli e solo nei gradini più bassi, dopo regione e province, dipendono dall’inadeguatezza della pianificazione territoriale, che si protrae da tempo ed ha interessato diverse amministrazioni comunali che, evidentemente, per decine di anni hanno sottovalutato il problema, come del resto è stato sottovalutato e dimenticato dalla maggioranza dei cittadini ( mi spiace che tuttora si consideri catastrofista chi è sensibile al problema), che si rendono conto della situazione solo quando avviene un disastro.
Quando le cose succedono si diventa improvvisamente tutti saggi, ma per quanto?
Se come ci “rassicurano” gli esperti, che dispongono di dati storici che consentono analisi appropriate, non è cambiata l’intensità ma la frequenza degli eventi, nella sventura tale saggezza dovrebbe durare più a lungo coinvolgere i valli livelli amministrativi dove urge un maggiore coordinamento, non solo per fronteggiare l’emmergenza.
La stazione pluviometrica di Villacidro ( dati dell’ARPAS stazione di M.Mannu) a dato i seguenti dati:
Tra il 21/22 piovosità totale 78,4 mm
Piovosità max (calcolata nei 60 minuti più intensi) = 44,2mm
Siamo ben lontani dai 150 dichiarati nell’articolo, però sarebbe interessante sapere la fonte di questi dati per un confronto.
I dati sono relativi ad una stazione pluviometrica privata, all’interno dell’abitato, di un appassionato che con molta perizia rileva, da un po di anni, i dati climatici del nostro territorio, lo stesso collabora con noi e cura la Pagina Facebook sul meteo.
Pare che l’acqua sia stata scaricata sulla prima catena montuosa frontale alla direzione dei venti di scirocco, o sentito da diverse persone che M. Mannu non è stato interessato dalla “bomba d’acqua, come confermano i dati da te riportati. Un articolo dell’US di qualche giorno fa, dice che un cittadino che fa rilievi amatoriali ne ha registrato 160 in paese. I 150 mm potrebbero essere stati rilevati da una’altra centralina ufficiale che si trova sempre in paese. Mi pare presso la stazione forestale di Villacidro, ma di questo non ho la certezza.
complimenti x l articolo , non vorrei sbagliarmi ma hai dimenticato che l onorevole marroccu la squadra è sparita gia dal campionato scorso, aggiornati
e bravo Mariano ,quindi bisogna meditare,,,,,,via Tirso,,,,,,,tirso ,,,, tirso ,ciao,,,,,,,,,,,,,,
Non sono bravo, “ricordi la pubblicità vuoi vincere facile”: sono “altri” ad essere scarsi e oltretutto superbi.
Ciao
non so se siete saliti a Narti ma anche li il fiume ha fatto un bel casino!