La situazione degli allevamenti suinicoli nel territorio montano di Villacidro è diventata insostenibile. Il Sindaco di Villacidro Teresa Pani e l’Assessore all’Ambiente Adriano Muscas, dopo 45 giorni di attesa, hanno categoricamente rifiutato il rilascio di qualsiasi intervista su questo annoso problema.
Ci si chiede se questo comportamento sia rispettoso nei confronti dell’intera comunità villacidrese che ancora oggi vede negata quella trasparenza amministrativa tanto acclamata nella ricerca di voti in campagna elettorale. L’Assessore all’Ambiente della Provincia del Medio Campidano, Giuseppe De Fanti, dopo svariate telefonate ci informa che “la Provincia ha emesso un ordinanza in cui obbliga al Comune di Villacidro a sgomberare dall’intero territorio montano tutti gli allevamenti suinicoli entro il 31 luglio 2012”…ma fino ad oggi non ci risulta che sia stato fatto niente. Anche De Fanti, forse perché appartenente alla stessa area politica, non solo non ha rilasciato nessuna intervista, ma ha evitato di rispondere anche alle nostre successive telefonate, per intenderci, quelle istituzionali per cui percepisce anche i “nostri soldi”.
Sono svariati i fascicoli inviati in Procura dagli uomini del Corpo Forestale di Villacidro che da mesi lavorano incessantemente su questo problema. Centinaia di ettari di sottobosco letteralmente rasi al suolo da allevamenti di maiali ormai fuori controllo.
Quello che si presenta agli occhi dei turisti, ma più semplicemente a quello dei villacidresi, è un paesaggio lunare dove non cresce più nemmeno un filo d’erba. Neanche le più tecnologiche attrezzature agricole riuscirebbero ad “arare” il terreno montano in quel modo.
In Sardegna le lavorazioni suinicole con importanti sbocchi di mercato regionali e nazionali, compresa la grande distribuzione, vedrebbero il blocco delle esportazioni di carni e insaccati sardi se la situazione dovesse peggiorare ulteriormente. Per l’isola si tratta di un comparto produttivo chiave, che prima della crisi lavorava circa 30mila capi all’anno e impiegava (con l’indotto) quasi un migliaio di lavoratori. Il rischio peste suina, che da oltre trent’anni flagella le imprese della filiera suinicola sarda è dietro l’angolo, e finché non saranno intraprese azioni risolutive, il pericolo non sarà scongiurato.
Alla fine di agosto abbiamo realizzato uno speciale di 16 minuti con la partecipazione di Fulvio Tocco, Presidente della Provincia del Medio Campidano, Enrico Vacca, dirigente ASL 6 Sanluri, i consiglieri comunali Antonio Muscas e Giuseppe Ecca e l’Assessore all’Agricoltura del comune di Villacidro, Carlo Murgia.
In questo documentario cerchiamo di fare luce su questo annoso problema.
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Villacidro.info - 24 settembre 2012
la procura ora come ora dovrebbe indagare sui responsabili di chi era ed è predisposto ha far rispettare le leggi che ci sono, punirli è mandati via subito, ,,,,,,,,,,,,,,,,,,
La soluzione è presto data: Cari allevatori compratevi un terreno con i vostri soldi e pascolate li i Vostri porcelli, come fa qualsiasi imprenditore con la propria azienda, usa i propri soldi e le proprie risorse!!! Se fossi al posto degli amministratori, appliccherei la legge alla lettera senza cedere ai ricatti di questi personaggi, che dicono: ci paghino bene i maiali e date un posto di lavoro a mio figlio… Ma stiamo scherzando??? vergogna, dobbiamo svegliarci… p.S. Bravo Giacomo Vacca, bell allevamento, prendete esempio da lui…
la procura ora dovrebbe indagare chi era predisposto ad applicare la legge e non la fatto , la legge uguale x tutti , bisogna farla rispettare,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,
Allevamento maiali in montagna: indaga la Procura. Pani e Muscas evitano la telecamera: prima s’offrono, poi soffrono…
“Ci si chiede se questo comportamento sia rispettoso nei confronti dell’intera comunità villacidrese che ancora oggi vede negata quella trasparenza amministrativa tanto acclamata nella ricerca di voti in campagna elettorale”. Già come l’altro slogan: “il lavoro prima di tutto”…
Forse perchè si parlava dei maiali villacidresi sparsi sui monti?
E di quelli che scorrazzano nel Medio Campidano, ne vogliamo parlare?
Personalmente sono per la regolamentazione del pascolo, purché in finzione di una valorizzazione delle risorse forestali (la ghianda) . Le Prescrizioni di Massima e Polizia Forestale indicano il carico ammissibile ed il periodo di pascolamento, ma tuttavia sono inadeguate ad una più articolata azione di valorizzazione: un tempo il pascolo si svolgeva effettuando la preliminare stima della ghianda per zone e quindi, attraverso un apposito bando, si affidava il pascolo dal mese di novembre al mese di febbraio (con rilascio cauzione), con carichi molto più elevati degli attuali 0,2 capi ettaro delle attuali prescrizioni forestali (comunque meno dannosi per il suolo perché effettuati per un periodo più breve, commisurati alla produzione di ghianda dell’annata ed usando accorgimenti per impedire ai suini di scavare). Documenti storici riportano che nell’annata 1856/57 sono stati condotti al pascolo 3.420 porci suddivisi per aree in base alle disponibilità alimentari (es Coxina 250, Magusu 300, Banarba 50 ecc): bisogna inoltre considerare che in passato la struttura del bosco era ben lontana da quella che ha assunto attualmente a causa dell’abbandono colturale, il quale comporta una bassa produzione di ghianda per una eccessiva densità dei fusti, che li costringe a competere per la luce ed i nutrienti a discapito della produzione di ghianda che diventa esigua. Diverse fonti storiche fanno dedurre che in passato venisse mantenuto un numero limitato di alberi adulti per ettaro che erano in grado di produrre grandi quantità di ghianda, mentre gli altri alberi che andavano a costituire il piano inferiore venivano tagliati periodicamente per la produzione del legname. Le risorse venivano per forza di cose usate in modo razionale dalle popolazioni locali, perché evidentemente non mancava la consapevolezza che, se si voleva usufruire delle risorse anche negli anni successivi, dovevano essere applicate delle regole di buona gestione: se tali boschi sono giunti alle nostre generazioni vuol dire che le regole hanno funzionato e che anche il sistema di utilizzazione era valido, purtroppo ora si sta dimenticando e sottovalutando un sistema collaudato da secoli di esperienze di utilizzo delle risorse montane (è innegabile che talvolta si siano fatti anche dei grossi danni ma l’opera dell’uomo non va vista solo in negativo). Comunque, le prescrizioni forestali non sono inderogabili in quanto possono essere sostituite da un apposito Piano di Gestione Forestale (o piano di assestamento), che è un documento tecnico che individua e quantifica le risorse forestali attraverso rilievi e ne stabilisce le modalità di utilizzo (il piano di gestione assume valore di legge e sostituisce le prescrizioni forestali).
Attualmente siamo in ritardo di 89 anni sulla realizzazione e attuazione del piano di gestione previsto dal Regio Decreto Legge 3267 del 1923: nel 1993, quando organizzai con la coop Norbio un convegno dal titolo “Gestione e sviluppo delle attività economiche nelle aree montane” si era già indietro di 70 anni, ma in questi 19 anni si sarebbe potuto fare molto: purtroppo la volontà politica mancò e malgrado i complimenti del Sindaco Fonnesu per l’iniziativa, non si era voluto approfondire l’argomento della gestione, anzi questa veniva interpretata (o fatta interpretare) e vista come un strumento per mandare via gli allevatori che si volevano liberi ed indipendenti e che ora sono alle strette anche a causa di questa grande carenza. Ho notato che in vari passaggi del video si finisce per riversare o quasi le responsabilità della situazione creatasi sugli agenti forestali, ma loro applicano le leggi (PMPF) in questi casi mi pare senza eccessi di zelo, e non possono farci niente se chi aveva il dovere e poteva lavorare per dare delle regole di gestione non lo ha fatto portando ad una degenerazione della situazione.
non cresce un filo d’erba per colpa dei maiali,e non gli vogliono più,e dove non cresce un filo d’erba x colpa dei piromani? -.-
ma se io ho sete e voglio bere da una mizza sono sicuro che l’acqua non sia infettata da quei porci ?
Non mi dire che anche tu hai visto quell’acqua rossastra? Sarà per colpa delle urine dei maiali?
mi rivolgo a mi sono rotto…..prima di parlare a vanvera informati bene….il sig vacca nn ha acquistato nessun terreno ma bensì gli è stato dato dal comune……ke gente male informata……ai ai……
magari ci son stati degli accordi in passato… on conosco la vicenda, e non ho detto che al sig. Vacca non gli hanno assegnato il terreno o altro, ho solo detto che ha una bella azienda controllata…
Ascoltando quest intervista mi fa sorridere il ricordo della risata della nostra attuale sindachessa,quando tra le domande estratte in quella serata con tutti i candidati,le capito proprio quella che chiedeva come avrebbero gestito il problema dei suini in montagna…peccato si sia presto resa conto che non c’e’ niente da ridere!
Rimango a bocca aperta da certi commenti.Sicuramente se si parlava di cani avevate commentato diversamente.
Suini bradi nei nostri monti e cani randagi sono entrambi un problema di sanità pubblica.Linda,non capisco cosa ti lasci a bocca aperta!Stiamo parlando di suini bradi,quando parleremo di cani e di tutto ciò che ne consegue,commenteremo su questo…o no?;)
Qui si è parlato principalmente di maiali controllati ma completamente allo sbaraglio.
E quelli totalmente ABUSIVI?Infetti e aggressivi, liberi di scorrazzare tranquillamente?
Fa tenerezza l’assessore murgia che, come un bimbo al primo giorno di scuola, ammette dolcemente che l’allevamento è sempre stato abusivo (02.05)
E che sembra dispiaciuto di dover operare in una condizione di legalità (parola sconosciuta a questi individui)
Fa ridere poi il porcaro locale che, minaccia il sindaco dicendo di pagare i maiali e trovare un posto di lavoro al figlio.
Siamo un paese patetico.
mi risulta che il porcaro percepisca una pensione, è vero??
mi son rotto sei diventato funzionario dell inps il sig muscas ha chiesto un posto di lavoro per il figlio non per lui ce troppa gente che parla a vanvera in questo sito io la chiamo gente da bar gente che vive di assistenzialismo e che nella vita non si e mai realizzato e mai lo farà antioco prendi i maiali e portali al parco publico inquineranno sicuramente molto meno di tutta la gente che ogni giorno vive li guardando chi passa e chi non passa
Ah ah ah ah, facessi un terzo di ciò che faccio io ogni giorno!!! e senza aiuti pubblici… Il figlio il lavoro va a cercarselo da solo, oppure se lo crea come fanno migliaia di persone, non deve chiedere al comune, ma stiamo scherzando.. devono andare via da coxinas, stanno distruggendo tutto senza spendere un euro…
… non sono di Villacidro, ma la vicenda mi ha colpito ugualmente e ho cercato di “osservarla” il più obiettivamente possibile… da una parte c’è la legislazione (alla quale non è possibile opporsi, che ci piaccia o meno) e dall’altra ci sono le esigenze lavorative dei cittadini… l’unico modo, a parer mio, di risolvere la questione è che venga tutelata l’attività lavorativa aiutando queste persone ad accettare un compromesso nell’allevamento in modo tale che la legislazione venga rispettata… capisco la “rabbia” dell’allevatore che in questo momento si sente “in pericolo” (nella propria attività) non vedendo alternative a ciò che ha sempre fatto… mi appello a chi di competenza: AIUTATELO A VEDERE CIO’ CHE SI PUO’ FARE NELL’IMMEDIATO affinchè possa rassenerarsi e vedere le cose più obiettivamente… mi rivolgo ora a coloro che si scagliano contro i poveri suini INFETTI/INQUINANTI/echipiùnehapiùnemetta : ho letto un mucchio di sciocchezze… quello che non vuole bere l’acqua: hai mai avuto paura dei metalli pesanti quando bevi? hai mai denunciato chi lascia nell’ambiente, i pneumatici, l’olio del motore, le batterie delle auto, i rifiuti? hai mai pensato a cosa respiri? sai come e quando avviene l’inquinamento di una falda acquifera? In quasi tutti i commenti ho solo colto tra le righe la voglia di CONDANNARE qualcuno, sia esso allevatore, maiale o politico… perchè non fare un discorso costruttivo per aiutare le Persone, concittadine e non, ad avere un pò di serenità lavorativa in questo periodo così difficile, invece di scagliare,in maniera improduttiva, la propria “pietra” alla prima occasione?
Guarda che qualcuno è davvero convinto che l’acqua rossastra che vede in certi rigagnoli e che arrivano fino alla diga di coxinas, sia di quel colore per colpa dell’urina dei maiali.
E’ veramente triste dover finire a parlare di una potenziale risorsa locale in questo modo, la quale purtroppo è stata conservata non tanto per volere valorizzare l’allevamento, ma per accontentare gli allevatori che hanno potuto usare il bosco a loro piacimento. Questo modo di amministrare, che ha consentito di mantenere fino ad oggi gli allevamenti (unica nota positiva in tutta la vicenda), è la causa che finirà per determinarne anche la scomparsa: se si fosse agito diversamente, ovvero lavorando direttamente per valorizzare una produzione tipica locale, da affidare a persone disposte a seguire delle precise regole, la questione assumerebbe oggi tutto un altro contorno, pur con le limitazioni dell’ultimo decreto della sanità (se disposti a seguire delle regole a tutela di tutto il patrimonio, nulla ostava che gli allevatori potevano essere gli stessi di oggi). Le idee sono sempre state poco lungimiranti nonostante una secolare tradizione avrebbe potuto consigliare un approccio di valorizzazione di cui la Spagna offre un grande esempio: il Jamon Serrano è prodotto in Spagna in modo pressoché identico da 2000 anni (pascolo brado che contribuisce al mantenimento del paesaggio e quindi delle tradizioni, con un attiva opera di allevamento e potatura degli alberi per esaltare la produzione della ghianda) e spunta dei prezzi veramente elevati come dei buoni vini (questo è un esempio, di cui si dovrebbe copiare il principio trovando prodotti e modi adeguati al nostro ambiente e alle nostre tradizioni – http://www.ibergour.it/it/productos/sel/jamon/iberico/ )
Se si vuole crescere realmente bisogna abbandonare questa visione ristretta mirata esclusivamente alla salvaguardia dei singoli, che grazie al tacito consenso della politica hanno occupato fino ad oggi il territorio, non consentendo un utilizzo più articolato delle risorse, che ben regolamentate avrebbero un maggiore potenziale economico, occupazionale e sociale.
Da domani iniziamo a pascolare i cani in montagna (così togliamo le belve dai parchetti) e produciamo illegalmente latte e carne di cane, che poi potremmo vendere, per accontentare la lobby dei carnivori..alla richiesta del sindaco e dell’autorità di sgomberare l’attività, potremmo minacciare non troppo velatamente e chiedere posti di lavoro per figli o parenti vari.
i compromessi portano sempre ad ulteriori compromessi.fa comodo anche agli amministratori l’allevamento libero sui territori demaniali(pagato con le tasse di tutti ma usufruito da pochi)sapete, trovano più saporita la carne di maialetto e/o agnello demaniale alla faccia di chi invece rispetta le regole….
Anche in questo caso c’è gente che parla senza sapere…i caprari di Magusu pagavano un canone al Comune, c’è una bella differenza con chi, ancora oggi, continua a sfruttare il pascolo sia in pianura che in montagna, senza aver mai versato un centesimo…
Utente bannato
Utente bannato
Utente bannato
mi riferisco alla redazione: come mai non è stato bannato questo personaggio? continua ad insultare gratuitamente…. beh la carenza di argomenti evidentemente lo porta ad assumere certi comportamenti!!!
…oh mi son rotto se ti svegliavi tu tutte le mattine per andare a lavoro all ora che mi alzo io ..e perche è un villacidrese il porcaro in questione,se fosse uno venuto da fuori già lo sostenevate!siete una massa di gente invidiosa!dovete ringraziare che c’è chi ancora produce qualcosa di genuino e sano!siete in fila all eurospin a comprare m..da e a dar da mangiare i continentali!la crisi sta arrivando e chissà che qualcuno per potersi mangiare un maialetto ritorni ad allevarselo in montagna come si faceva tempo fà!!
e si lambretta hai propio ragione stendiamo un velo pietoso sulle terre publiche in pianura ce chi paga per 10 ettari e ne pascola 50 se non anche di piu hanno fatto proprio una bella assegnazione i nostri amministratori la cosidetta assegnazione di comodo per chi poteva procurargli piu voti ..in base alla famiglia piu numerosa.speriamo il nostro santo carlo assessore all agricoltura riesca a scoprire questo velo !
sono pienamente d’accordo con monteomo…..meglio mangiare le schifezze dei supermercati e dare da mangiare ai continenantali più tosto di aiutarci a vicenda…l’unione fa la forza….ma quà a villacidro non si sente propio:(((((ke tristezza
Se non ricordo male, parecchi anni fà, si fece un riordino delle terre pubbliche che prevedeva l’assegnazione di lotti di terreno anche agli allevatori suinicoli che stavano in montagna. Loro molto cortesemente rifiutarono l’offerta.
Non tutti possono sapere tutto, è bene che chi sa lo dica agli altri.
Come ben dice Mariano, una turnazione sotto controllo del pascolo brado, unita aduna gestione più produttiva dei boschi (pubblici e privati)farebbe un gran bene alle nostre foreste,che sarebbero più frequentate, più controllate, più amate perchè più ricche.Ma la ricchezza dei boschi non è fatta di soli soldi, perciò per la nostra classe politica che non vuole vedere al di là di una legislazione, l’unica pianta da amare è il pino, che in cinque anni(tranne quelli di Monteomo) può venir esibito agli elettori.
Ma in questi ultimi tempi i nostri brillanti amministratori hanno scoperto che era più comodo levarsi dai piedi i montanari e le loro rogne, che non portavano piaceri da dare e ricevere, scaricando la responsabilità della gestione ad un Ente Esterno, guidato da loro, ma con l’immagine più anonima
dell’istituto regionale. Non mi meraviglierei,anzi lo annunciai diversi anni fa, se la grana di Coxinas sfociasse con la proposta di affidare anche quella vallata ad altre amministrazioni piuttosto che battersi per una corretta gestione in ambito comunale. Miei cari concittadini, attenti che questi si vendono anche l’aria che respirate, ma non spartiscono certo con voi il ricavato.
Non potevamo aspettarci situazioni diverse da quelle attuali, la mancanza di un PIANO DI ASSESTAMENTO dei nostri boschi e di un piano di gestione del pascolo, provoca effetti disastrosi al bosco, sia come risorsa economica che ambientale, ma anche agli utenti, in questo caso ai tre porcari che gravitano nel compendio boschivo in argomento. Il problema del pascolo suino nei boschi di Coxinas, ma anche in altre località, è vecchio di decenni (almeno 30 anni) e le responsabilità di questa gestione irrazionale e selvaggia del pascolo, a mio modo di vedere, è soprattutto delle amministrazioni che si sono succedute in questo trentennio. L’azione repressiva della forestale, sia amministrativa che penale, non può mai risolvere il problema, piuttosto occorre trovare una soluzione congiunta tra Amministrazione Comunale e Corpo Forestale, affinchè siano garantite le realtà produttive dei tre porcari e nel contempo siano rispettate le norme vigenti in materia. Il fatto che i boschi di Villacidro siano gravati da uso civico per pascolo, legnatico e ghiandatico, non significa che questi devono essere utilizzati dalla popolazione in piena anarchia, ma occorre rispettare le norme che regolano gli usi civici e le Prescrizioni di Massima e di Polizia Forestale – cosiddette PMPF – emanate ai sensi del RDL 3267/1923.
In mancanza del citato piano di assestamento, benchè obbligatorio per i Comuni proprietari di boschi, preliminarmente poteva essere studiato e varato un PIANO DI GESTIONE DEL PASCOLO, strumento che poteva essere utilizzato già da trent’anni, appena sorto il problema, ma che non si è fatto.
Il carico di bestiame suino previsto dalle PMPF della Regione Sardegna è di 0,2 capi ad ettaro, il che significa che i suini presenti a Coxinas avrebbero bisogno di un’estensione di circa 500 ettari. Se consideriamo che questi gravitano in un’area di alcune decine di ettari – 30-50 (?) – e per tutto l’anno, appare piuttosto evidente che le aree pascolate sono estremamente sovraccaricate e gli effetti di questo squilibrio e sfruttamento eccessivo sono piuttosto distruttivi e sotto gli occhi di tutti. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: Il suolo è completamente rovistato, privo di sostanza organica, privo di qualsiasi rinnovazione, privo del sottobosco, privo di ghiande che favoriscono la rinnovazione. Inoltre, la deiezione animale, soprattutto le urine, se concentrate su aree molto ristrette e ripetute nel tempo, alterano la composizione chimica del terreno con danni irreversibili alle piante e quindi al bosco. Insomma, per farla breve, un carico di bestiame così eccessivo e per tutto l’anno, col tempo non può che creare danni irreversibili al bosco. Per intenderci a Coxinas gravitano circa 100 suini contro i 10 sostenibili per legge; inoltre, pascolano tutto l’anno mentre la norma prevede un periodo di quattro mesi che va dal 15 aprile al 15 luglio.
Un piano di gestione del pascolo sui terreni gravati da usi civici, se approvato nel rispetto delle norme, avrebbe permesso un carico di bestiame sostenibile non per tutto l’anno, come qualcuno è convinto, ma per i quattro mesi sopracitati, con reciproco vantaggio per il bosco, per gli allevatori in quanto IN REGOLA dal punto di vista amministrativo e sanitario, e non ultimo per l’ambiente. A questo piano ovviamente doveva essere legata un’azione di controllo del Comune, capillare e costante, sotto la supervisione del Corpo Forestale. Dalle interviste parrebbe in vigore una sorta di automatismo, i boschi di Villacidro in quanto gravati da usi civici devono essere necessariamente utilizzati per pascolo, ma non è così perchè l’iter autorizzativo e la procedura di chiusura e apertura al pascolo in questi boschi è di competenza del Corpo Forestale. Infatti il Corpo Forestale, d’ufficio o su richiesta delle amministrazioni interessate, effettua la ricognizione della condizione dello stato dei boschi interessati ai fini di stabilire le circostanze utili alla regolamentazione del pascolo, tenuto conto dell’art. 9 del predetto RDL 3267/23, dove si prevede che nei boschi deperienti, fino a che non sia assicurata la ricostituzione di essi, di regola il pascolo è vietato. Le parcelle di bosco di Coxinas sopra descritte, sovraccaricate dal pascolo suino, credo che oramai rientrino in quest’ultima categoria, perchè non vi è mai stata una gestione del pascolo, pertanto non sarebbe autorizzabile, a meno che non si ridimensionino i carichi e vengano individuate nuove aree limitrofe a tutela di quelle sfruttate e gravemente danneggiate.
Questa potrebbe essere una soluzione per il rispetto delle norme, per la tutela del bosco e dell’ambiente, ma non certamente per gli allevatori perchè sarebbero costretti a ridurre drasticamente il numero dei suini (due ogni dieci ettari di superficie concessa al pascolo).
In tutta questa vicenda entra in gioco anche l’aspetto sanitario previsto dal DAIS sulla peste suina, che vieta il pascolo brado dei suini su tutto il territorio regionale, pertanto l’area interessata al pascolo deve essere recintata, affinchè non vi sia la trasmissione della malattia con altri suini non controllati o con i cinghiali (anch’essi potenzialmente infetti attraverso contatti con altri allevamenti suini non controllati). A tal proposito si tenga presente che a livello europeo la Sardegna è l’unica regione che ancora non ha debellato questa malattia, ed è ormai accertato che una delle cause di trasmissione è proprio il pascolo brado.
Dall’intervista sembrerebbe che si voglia obbligare gli allevatori a tenere i suini in un recinto, ma forse non si è capito che la norma prevede la recinzione dell’intera area, pertanto gli animali sarebbero comunque liberi di pascolare nell’area in concessione. Forse per gli allevatori sarebbe difficoltoso e oneroso recintarla – 30-50 ettari (?) – , ma non si possono fare compromessi su un problema sanitario così serio che interessa tutti gli allevatori di suini e il settore agro-pastorale, con riflessi negativi sull’intera economia regionale.
L’altra soluzione prospettata, forse più fattibile, sarebbe quella già adottata in precedenza con brillanti risultati da Vacca, nel concedere aree pubbliche in pianura per il pascolo suino, in alternativa a quelle boscate. Queste aree non boscate, pur essendo gravate da usi civici, sarebbero esenti dal carico previsto per i boschi (0,2/ha), quindi l’allevamento sarebbe sostenibile su tutti gli aspetti normativi e sanitari.
Inoltre, se in queste aree alternative si attuasse un allevamento più intelligente e produttivo, con i dovuti finanziamenti pubblici, che nel settore non mancano, si potrebbe pensare alla realizzazione di un’azienda, o parte di essa, non solo per l’allevamento di suini, ma anche per la produzione di energia elettrica sfruttando la deiezione dei suini, per offrire un maggior incremento del reddito d’impresa, a beneficio dell’economia locale e nel pieno rispetto dell’ambiente.
Il controllo delle attività che si svolgevano nel bosco veniva attuata con efficacia già alla fine dell’ottocento, la struttura dei controlli era diversa dall’attuale, ma qualora le amministrazioni centrali non provvedevano ad appropriate azioni di tutela c’era l’intervento del Prefetto che a quanto pare era molto esplicito nelle sue considerazioni, come si evince da un documento che ho letto presso l’Archivio di Stato di Cagliari (prot. 15 luglio 1986, risposta a nota 10 luglio 1886 ): il documento parla di un certo Tonietti che ottenne un certificato dal Sindaco per pascolare le capre a Villacema in un bosco tagliato da 4 anni, al quale il Prefetto, negando l’autorizzazione, commenta scrivendo testualmente: “il predetto certificato del Sindaco è uno dei consueti documenti di favore per il proprietario del fondo”.
“”…… con i dovuti finanziamenti pubblici, che nel settore non mancano, si potrebbe pensare alla realizzazione di un’azienda, o parte di essa, non solo per l’allevamento di suini, ma anche per la produzione di energia elettrica sfruttando la deiezione dei suini, per offrire un maggior incremento del reddito d’impresa, a beneficio dell’economia locale e nel pieno rispetto dell’ambiente…..””
Che bello!!! come in MAD MAX dai! dai!
forza Efisio che lo facciamo– Mariano fa Mad Max.. Tu Tina Turner….
io faccio il nano cattivo!!!!
Mad Max- ” Oltre la sfera del tuono”
C’è un luogo, nella vallata di Coxinas, che chiamo il Belvedere, dove la strada raggiunge uno spiazzo sulla gola del rio, a cui portavo sempre gli ospiti quando mostravo loro la nostra montagna dietro casa. Ora non porto più nessuno, perchè se vi affacciate a quello strapiombo ne sale un puzzo di carogna spaventoso. Sono ovviamente carcasse di maiali che “casualmente” vanno a morire proprio lì. Vi posso assicurare che la situazione è precipitata in questi ultimi dieci anni, anche da quando qualche antico dipendente comunale teneva in zona “alcune scrofe” sic.
Già SIC ,e loro che dicono??
non mi ricordo dove l’ho sentito…ma tempo fa qualcuno mi diceva che l’acqua di sa spendula non poteva essere bevuta in quanto bilogicamente non era idonea a causa di batteri, causa infiltrazione delle porcilaie…..l’amministrazione dovrebbe fare dei controlli sull’acqua di sa spendula e sa mitza manna……
VERGOGNA…e poi dicono che sbagliamo a comprare acqua….
Susa, ma non sei informato è non segui le vicende politico aministrative che riguardano il tuo pese. L’acqua che sgorga dalle “mizze” da te citate è stata analizzata qualche settimana fa. La Giunta Pani ha tante “colpe”, ma questa volta hai preso un granchio…
Dimenticavo, ha oggi non ci sono notizie o allarmi sanitari relativi ad “infiltrazione di batteri” nelle acque sorgenti, causate dal pascolo brado dei maiali.
Sindaco PANI…..prendi provvedimenti e subito tranquillizza la popolazione sull’acqua..non dimenticare…sbrigati…..con la salute pubblica non si scherza….
E le TASSE dove le mettiamo?le pagano sta gente..?vendono i maialetti piu’ cari rispetto agli altri allevatori in regola! Vanno al consorzio agrario e comprano i mangimi e tutto il resto senza fattura per non essere rintracciabili,,!eeh poi vorrebbero pure il un altro posto di lavoro,,?ma tocca scetti,,!
concordo in toto con te vale 79….
Non sono d’accordo con quelli che vorrebbero mandare via i tre porcari, ma sono del parere che bisogna trovare una soluzione che vada bene alle parti interessate: Amministrazione Comunale, Corpo Forestale e i tre allevatori. Appare ovvio che alla base di tutto vi sono le norme che regolano la materia (PMPF), quindi l’accordo non può prescindere dal rispetto di queste.
A mio parere i tre porcari di Coxinas potrebbero continuare la loro attività se il carico del bestiame venisse ridimensionato al numero di 0,2 capi/ha, per il periodo che va dal 15 aprile al 15 luglio, con assegnazione dell’area da pascolare, con i dovuti controlli sanitari e il rispetto del DAIS che impone la chiusura dell’area concessa al pascolo. Solo con il rispetto di queste regole il Corpo Forestale e l’Amministrazione Comunale potrebbero rilasciare le autorizzazioni.
L’altra soluzione, come già precisato nel precedente post, sarebbe quella di trasferire l’allevamento in pianura.
Una terza alternativa potrebbe essere quella promiscua, cioè attuare entrambe le soluzioni, in quanto la prima sarebbe troppo penalizzante per gli allevatori, per via della riduzione drastica dell’allevamento, non più adeguata per l’economia aziendale.
Non vedo altre soluzioni e se devo essere sincero finora non ho letto alcuna proposta, condivisibile o meno, che miri alla risoluzione del problema, mentre apprezzo l’intervento di Manuela. E’ ovvio che le problematiche in argomento non le risolviamo noi su questo forum, ma è comunque importante parlarne ed esprimere le proprie opinioni in merito, in quanto potrebbe essere utile per le parti interessate, inoltre tali proposte potrebbero anche essere un suggerimento per le decisioni da prendere.
Altra cosa ovvia, sottolineata da Lambretta e che condivido, dovrebbe essere pagato un giusto canone di concessione per i tre casi che ho suggerito.
Ottima disamina, ma se ne discute da anni e tutti sanno già da tempo cosa si deve fare, basta prendere una decisione e attuarla. Manca solo la volontà politica. Comunque, i casi sono due non tre. Gli abusivi, se ci sono, non devono avere nulla ma pagare per il reato che hanno commesso, la legalità va premiata, basta con condoni o sanatorie.
perché proprio dal 15 aprile al 15 luglio?
bisogna prima riflettere per quale scopo il decreto dell’assessorato igiene e sanità (DAIS) del 2012, impone di poter pascolare solo in aree recintate: la recinzione serve evidentemente per evitare promiscuità con i cinghiali. Per allevare due maiali dovrei recintare 10 ettari, per allevarne 10 dovrei recintare almeno 50 ettari: recintare 10 ettari per allevare solo due capi mi pare un investimento troppo oneroso che già porrebbe dei grandi problemi di controllo e manutenzione per offrire le garanzie richieste dal decreto. In un recinto di 50 ettari è certo che all’interno finirei per recintare maiali e cinghiali insieme, pertanto già con tale superficie ed anche con meno non si risolve il problema. Ed anche supponendo che si riesca a garantire una perfetto isolamento dei suini, quanti secoli ci vorrebbero per ammortizzare i costi? Rendiamoci conto, che in montagna, cinquanta ettari possono presentare un enorme eterogeneità di conformazione ed interessare un intero versante che rende difficili i controlli ed andrebbe a creare conflitti con le compagnie di caccia grossa. Credo possa trovare perplessità anche chi è contro la caccia, perché per mettere dentro 10 maiali dovrei eliminare tutti i cinghiali che sono dentro 50 ettari, a meno ché non si vogliano fare le cose all’Italiana (o anche alla Sarda) creando una recinzione farsa per far vedere che si rispetta la normativa: ma mi pare una cosa poco seria (proprio per questo ho paura che si possa fare). Ripeto, se tutto fosse già organizzato, ci fosse un marchio dei prodotti ed una comprovata validità economica e sociale dell’allevamento si poteva essere più possibilisti, ma ora mi pare si voglia chiudere il recinto quando i buoi sono oramai scappati. C’è un percorso ancora possibile, ma relativamente lungo da compiere e non percorribile solo in funzione dei suini, che dovrebbero essere inseriti in modo molto discreto in una pianificazione forestale, poiché, essendo anche in un SIC,la priorità di tutela è per gli habitat (rappresentati per la maggior superficie da bosco) e non per i maiali: possibile che quando si è approvato il “piano di gestione del SIC” non si sia pensato come gestire gli allevamenti e come gestire il bosco?
l’unica soluzione che resta nell’immediato mi pare sia il trasferimento.
Sono lieto dell’osservazione di Mariano perchè mi sono accorto di aver commesso un errore, il periodo previsto per il pascolo suino è di nove mesi e va dal 16 luglio al 14 aprile dell’anno successivo, per il resto dell’anno è vietato. Nei restanti tre mesi, dal 15 aprile al 15 luglio, si interrompe il carico suino e si alterna con quello ovino, bovino ed equino, al fine di ridurre il materiale combustibile (erba) ed il pericolo di insorgenza degli incendi, mentre il carico del predetto bestiame varia in funzione del periodo. Dal 15 aprile al 15 luglio è appunto più tollerabile per le predette ragioni , quindi è previsto un carico maggiore; mentre, dal 16 luglio al 14 aprile è più restrittivo. Comunque, c’è da dire che il carico è stabilito dal Corpo Forestale ed è valutato sulla base della compresa boschiva interessata dal pascolamento stagionale.
Vige una regola fondamentale, la permanenza del giusto carico di bestiame su una stessa parcella deve essere ben definito, ed ecco perchè si stabiliscono i periodi di pascolamento appropriati, pertanto è fondamentale il riposo in quanto in questo periodo si permette alla vegetazione di riprendersi dai traumi subiti dal bestiame.
Per quanto riguarda il pascolo caprino nei boschi vincolati, quindi anche comunali, le PMPF in vigore nella Regione Sardegna, di regola lo vietano, ma di fatto il Corpo Forestale potrebbe autorizzarlo mediante individuazione delle località cui potrà essere eccezionalmente tollerato, con definizione di tempi e carichi specifici.
Per quanto riguarda l’intervento di Bigfoot, condivido il fatto che il problema è vecchio e se ne discute già da tempo, ma l’avevo già precisato nel post precedente – è una realtà che risale agli anni 80 circa – e non mi pare che non se ne sia parlato, anzi lo si è fatto fino alla nausea. Condivido anche il fatto che il problema è solo politico e non si è mai voluto risolvere, pertanto le responsabilità di queste inadempienze non sono in capo a questa amministrazione, nè alla precedente, ma su tutte quelle che si sono succedute in questi 30 anni. Non sono un giustizialista e non mi piacciono le condanne a priori, e se devono essere sincero credo che in questa vicenda non ci sarà un “colpevole” da condannare, sia politici che allevatori, perchè il problema si risolve non con una condanna penale o con verbali, ma con le giuste scelte politiche. Credo che il politico attuale abbia capito in che pasticcio si trova e le conseguenze che potrebbero derivare da un ulteriore inadempienza, quindi allo stato è obbligato ad osservare le regole imposte dal Corpo Forestale.
Il DAIS obbliga di recintare le aree al pascolo suino non per evitare l’accoppiamento dei maiali con i cinghiali, ma per evitare eventuali trasmissioni di focolai della peste suina. Se all’interno del recinto vengono ingabbiati involontariamente dei cinghiali non vi è l’obbligo di allontanarli, ma vivranno in quell’ambiente. Il cinghiale, proprio perchè selvatico, è ritenuto un veicolo importante di trasmissione della malattia, poichè accoppiandosi con altri suini non controllati, magari infetti, possono trasmettere la peste suina, sia all’interno della specie, ma anche ai maiali..
Per quanto riguarda la caccia grossa a Coxinas non credo che tali recinzioni creerebbero problemi perchè le aree pascolate non sono utilizzate per le battute. Non voglio schierarmi contro i cacciatori, ma anche loro conoscono benissimo il problema della peste suina, tant’è che hanno già da anni obblighi sanitari specifici in tal senso, sia per la peste suina che per la trichinellosi, quest’ultima molto pericolosa perchè al contrario della prima, è trasmissibile all’uomo con effetti devastanti. Pertanto qualche sacrificio devono pur farlo ed eventualmente rinunciare a qualche battuta, alternative a Coxinas e aree contermini, ve ne sono a iosa.
Il DAIS sulla pesete suina non è un mio capriccio e non è neanche una punizione rivolta agli allevatori, ma loro in primis, così l’ASL, il Corpo Forestale, le Amministrazioni Comunali e non ultimo i cacciatori, devono rispettare le norme in esso contenute e collaborare per la eradicazione della malattia che, ripeto, è presente solo ed esclusivamente in Sardegna.
Chi ha parlato di accoppiamento? Parlo di promiscuità, cioè di convivenza o contatto del suino con il selvatico, potenziale veicolo di peste suina ( che si accoppi o meno non conta) e mi pare quindi ovvio che non possa essere rispettato in una superficie montana di 50 ettari ed anche meno, tanto più se i cinghiali sono gia dentro e possono aprire dei varchi difficili da controllare. Resta comunque il problema dei costi: chi deve sostenerli? Dal momento che la recinzione deve essere ben ancorata al suolo per impedire il passaggio dei cinghiali e deve essere posizionata in luoghi poco agevoli, il costo potrebbe tranquillamente essere di 20 euro per metro lineare, quindi solo per recintare 10 ettari (per 2 maiali) di superficie ( prendo come riferimento il cerchio, che comporta il minor perimetro a parità di area, rispetto ad altre forme geometriche) sono necessari almeno 1.120,71 metri lineari x 20 = 22.414,28 euro . Ma ammettiamo che si riesca a spendere anche un terzo facendo i lavori in proprio, stiamo sempre parlando di un investimento di euro 7.471, 43 euro per due maiali, nell’ipotesi estremamente più vantaggiosa: mi sembra una follia.
Se i problemi con i cacciatori non sorgerebbero a Coxinas, ho l’impressione che ci sarebbero a Narti o Villascema o Aletzi (non essendo un cacciatore non conosco esattamente dove vengono fatte le battute. Nell’ipotesi che sia fattibile, il resto dei cittadini come la pensa (perché nell’articolo si parla anche di trasparenza), accoglierebbe di buon grado questi recinti, dove il titolare si sentirebbe autorizzato a non farvi circolare nessuno per non disturbare gli animali? Il diritto agli usi civici ed il modo di fruirne ed usare la montagna non può riguardare meno dello 0,07% della popolazione, mi pare siano scelte importanti che non possono essere decretate da una “persona sola al comando”.
Secondo la direttiva nitrati il carico ammissibile nei terreni di pianura e di 2 UBA/ha, quindi in un ettaro si possono allevare 4 scrofe (0.5 UBA una scrofa – Unita Bestiame Adulto) mi pare il modo più semplice e meno ingarbugliato per risolvere la cosa nell’immediato e che ci siano pochi margini per mediazioni politiche e che, ancor meno, sia possibile una deroga solo per Villacidro. Questa è la realtà dei fatti, non si tratta di considerazioni pro o contro gli allevatori, che a quanto pare, se dobbiamo fare considerazioni umane, non sono i soli bisognosi di aiuto.
Una precisazione il carico di 2 UBA/ha è riferito alle zone sensibili (170kg azoto ettaro) , 4 UBA/ha nelle altre (340 kg ettaro), comunque, un calcolo più preciso dei terreni necessari può essere fatto solo conoscendo la composizione dell’allevamento, poiché per es. un verro equivale a 0.3 UBA ed i lattonzoli fra 7 e 30 Kg 0.027 UBA ecc.
aimè……la gente parla e continuerà a parlare a vanvera…sig vale79 ki le ha detto ke nn fanno le fatture?c’è lei davanti quando acquistano il mangime per caso?e se il maialetto è più caro forse lei nn sa il lavoro ke c’è dietro,nn è come una porcilaia….e sicuramente lei è un tipo\a ke di gusti poco s’intende….penso propio ke nn è capisce nulla….ma tocca scetti a lei…..
io lascio pascolare te nel demanio e tu in cambio dai a me tanti bei maialetti,così me li mangio alla faccia dei cittadini che votano huahuahua….(trattato di non belligeranza) IL NON DEBELLO VILLACIDRESE
Noto con molto piacere che il video ha stimolato la discussione… Concordo con molti degli interventi e devo riconoscere che in quasi tutti c’è un fondo di verità… Il problema maggiore per il politico di turno e’ prendere una decisione definitiva considerando tutta la normativa cogente, ambientale, sanitaria ecc…. Il che non è facile, sopratutto quando si devono prendere delle decisioni che riguardano direttamente delle persone. Voglio ringraziare la redazione e Gianluigi in particolare per il lavoro svolto, questi articoli servono quanto meno per creare il giusto stimolo per la risoluzione deiproblemi (evitando di passare nel dimenticatoio come spesso e’ successo in passato).
Se si continua con questi ragionamenti la peste suina in Sardegna non verrà mai eradicata, ma allora non lamentiamoci se i suini, compreso i derivati e gli insaccati, verranno chiusi al libero mercato.
Troppe parole.
Se io vado in un terreno incolto e lo coltivo, arriva il proprietario e mi fa tirare via tutto. Fine.
Se occupo terreno pubblico abusivamente con i miei maiali abusivi il comune deve far tirare via tutto. FINE.
Non facciamo gli italioti con la scusa “Si è sempre fatto cosi!”.
Nessuno che ha le palle di fare nulla, tantomeno l’inutile assessore (!) all’agricoltura.
Lui è il primo che non vuole fare torto a nessuno (don Abbondio docet).
Scusate se mi intrometto in questa discussione accalorata senza avere idee in proposito, ma tanto per sdrammatizzare una situazione che pare alquanto spinosa e per dare la parola anche ai diretti interessati vorrei sapere se avete domande da Porci?
incredibile due osservatori indipendenti che scrivono quasi in contemporanea, leggendo mi chiedevo: quando ho scritto questo? Proprio buono il Cannonau bevuto a cena. Sono l’osservatore 2 ahh.. ahh mi croccu
scusate, ma perché mi son rotto e lambretta sono sempre in polposiscion? Capisco lambretta , ma mi son rotto cosa è a traino?
cosa ti turba osservatore???
la mia era solo una battuta dovuta al fatto che, malgrado una sfilza di interventi con date e orari successivi ai vostri, trovavo sempre davanti a tutti quello di Lambretta e il tuo – se la labretta funziona può sempre trainare uno che si è rotto (era solo una freddura anche pessima). Purtroppo nella vita mi turbano troppe cose, che sono anche piuttosto serie, un po’ di ironia serve per trovare la forza per tirare avanti, guai se non ci fosse.
concordo con te… ma non avevo capito la battuta…. 🙂
Qualche fesseria ci sta anche bene, ma io voglio esprimere sino in fondo il mio parere, continuando nel discorso e nell’esprimere come vedo io la faccenda, sperando di non annoiare nessuno.
Una volta avvenuto il trasferimento, si potrebbe pensare, con la dovuta tranquillità , come organizzare gli spazzi, tenendo conto anche delle esigenze degli altri cittadini, e come organizzarsi per il pascolo stagionale in vista di una valorizzazione di una filiera produttiva bosco-ghianda- suino e derivati. La ghianda serve per l’ingrasso ed è in questa fase che conferisce al maiale caratteristiche organolettiche particolari che possono farne un ricercato prodotto di nicchia. Siamo in forte ritardo rispetto ai tempi, alle esigenze sanitarie, ambientali, del mercato ecc. e non si può pretendere che una cosa fatta bene possa essere realizzata su due piedi in una fase di emergenza, ci vogliono anni per recuperare il forte ritardo organizzativo ed è tutto da costruire: dalla gestione del bosco per produrre ghianda, alla creazione di disciplinari di allevamento ecc. ; quindi, potrebbe essere percorribile la strada di un progetto pilota, che riesperimenti in chiave “moderna”, il pascolo in bosco dal mese di novembre al mese di febbraio, con uso di recinzioni elettriche mobili, che consentirebbero un uso differito del pascolo nell’arco di questi mesi e permetterebbero di concentrarlo ed effettuarlo dove c’è effettivamente la ghianda, lasciando libere alla fruizione ed alle altre attività le altre aree e non riempiendo la montagna di inutili, ingombranti e costose recinzioni . Si potrebbero sperimentare dei carichi stagionali ben più elevati rispetto ai 0,2 capi ettaro, poiché effettuati per brevi periodi e quindi vedere dove effettivamente è possibile spingersi nell’utilizzo senza creare danni al bosco. (In toscana è stato fatto un bellissimo studio su una razza autoctona, la Cinta Senese, ed i risultati sono inequivocabili, le uniche situazioni in cui non si sono riscontrati danni al suolo ed al bosco sono riconducibili al pascolo nel periodo del ghiandatico, che evidentemente gli antichi sapevano bene, anche se non lo avevano formalizzato scientificamente e comprovato con dati sperimentali comparativi). Una volta ottenuti dei dati sperimentali attendibili e collaudato il sistema, se questo si rivelerà attuabile, si potrà inserire in un piano di gestione complessivo che a questo punto sarà credibile ed avrà reali possibilità di essere approvato dagli organi preposti. A quanto pare esista un allevatore che essendo in regola, se disponibile, potrebbe partecipare da subito ad una sperimentazione di questo tipo. Penso sia importante prendere gli esempi buoni per fare da traino a tutto un settore, poiché quando c’è capacità si creano anche posti di lavoro per altri, mentre se si salvaguardano a tutti i costi situazioni che non danno nessuna possibilità di crescita e tengono egoisticamente in stallo un intero territorio, questo potenziale va disperso. Del fattore umano, della disoccupazione, dei casi di povertà estrema, penso debbano occuparsene le politiche sociali e del lavoro e che quindi le due cose non vadano confuse, perché si rischia che, per mantenere lo status di 10 persone, che si accontentano solo della loro sussistenza ( ritengo non ci sia niente di male e la cosa sia addirittura lodevole se la scelta è fatta in casa propria e con i propri mezzi, ma non servendosi di un bene di tutti), si impedisce magari che si creino molti più posti di lavoro. Riflettiamo perché in Sardegna siamo a questi livelli con tutte le ricchezze che abbiamo (un estensione di territorio per abitante che si sognano da altre parti) che abbiamo: se ci fossero degli Svizzeri o degli Olandesi pensate che le cose andrebbero allo stesso modo? Penso di no, non ci mancano le risorse, la nostra è una tara sociale, e l’ameschinarsi, il continuo piangersi addosso, vanno eradicati come la peste suina.
ancora
Scusate sono Mariano, ma leggendo l’intervento di osservatore e nella concentrazione dell’argomento mi sono firmato come osservatore.
In effetti rileggevo la cazzata che ho scritto io stesso ieri note che ero in vena di burle e mi sono voluto firmare come Osservatore(il primo nick, che mi è venuta in mente – ogni tanto ci vuole anche dell’umorismo e bisogna concedersi qualche trasgressione e ci tenevo a separare i momenti seri da quelli goliardici, e ripensavo all’incredibile casualità con cui, quasi contemporaneamente, mentre io ancora scrivevo due cazzate, un altro utente, che si è firmato come Osservatore, aveva nel frattempo inserito il post precedente al mio, tanto era strana la coincidenza che, per un attimo, ho pensato veramente: come è possibile che scrivo una cosa e ne esca fuori un altra, poi ho visto sotto il mio post ed ho subito realizzato. Nella vita succedono cose strane che chiamiamo coincidenze, ma mi sono capitati tanti episodi analoghi (per esempio pensare a qualcuno e ricevere contemporaneamente una telefonata)che inizio a dubitare che si tratti di coincidenze. Questa volta mi chiedo perché mi è venuto in mente di mettere proprio il Nick Osservatore in contemporanea? Misteri dell’esistenza
Colgo l’occasione per fare una verifica e chiedo all’Osservatore1, se ci conosciamo di persona (Non pretendo che sveli la sua identità), mi basta un si o un no, e preferibilmente di sottolineare se ci conosciamo molto bene, bene, di sfuggita, solo di vista.
Carissimo Mariano, Osservatore o come ti vuoi chiamare, fai tu, non è un nome che fa la differenza, ma quello che scrivi,
io vedo in te quella figura di tecnico che ho sempre desiderato trovare alla guida di una qualsiasi operazione complessa. Una persona che usa le sue conoscenze scientifiche e teoriche unendole alla grande esperienza pratica acquisita nella pratica vera, non da stage o “training” o da campo di lavoro, in uno con una grande passione per l’argomento e per le persone che ne sono i protagonisti reali. Una grande inventiva ed apertura ti fanno ipotizzare tutti gli scenarii ed un grande rispetto per i tuoi simili ti rendono accetto nella tua grande, infinita pazienza.
Non voglio sembrare esagerato, ma sono realmente convinto che le tue proposte di attacco al problema di cui si parla siano senza dubbio quanto di più serio e concreto abbia sentito in questi ultimi venti anni.In effetti non è la prima volta che apprezzo il tuo grande “essere tecnico” , in altri termini pragmatico “problem solver”, non semplice elencatore pedissequo, burocratico, polemico, petulante e noioso, legato più ai propri problemi di affermazione personale che al reale panorama che si esamina, più interessato di mostrare agli altri quanto si è preparati piuttosto che preoccupati per il dramma di chi, volente o nolente, nel problema ci è caduto. Non ti illudere, conosco bene anche alcuni tuoi diffetti, ma non è questa la sede.
Ma, tornando ai maiali, sono d’accordo con te che il problema vada affrontato alla radice senza permettere che la sola burocrazia regolamentistica, vorrei dire proibizionistica, oscuri la chiarezza di idee sulla situazione a cui si dovrebbe tendere in una fase iniziale di un progetto di valorizzazione globale della nostra montagna. Il che a dire che concordo che gli attuali regolamenti sono stupidi, ciechi e realizzati solo in funzione di chi li dovrebbe applicare, piuttosto che spiegare lo scopo finale a cui tendono.
Sono caprone, non voglio fare anche il gufo, ma temo che con gli attuali manovratori sarà ben difficile parlare quel linguaggio che noi sappiamo essere necessario per almeno impostare l’indirizzo di un problema che saranno (o devo dire dovrebbero essere?) i nostri nipoti a vedere risolversi
Ti ringrazio Capron3, è da tanto che non ricevevo simili complimenti e detti da te valgono il doppio, perché sono certo che sono detti con sincerità (ma non gasarmi troppo.Meno male che trovi abbia anche dei difetti altrimenti mi faresti sentire in uno stato di irrisolvibile frustrazione, perché se hai raggiunto la “perfezione” e non sei ancora riuscito a far comprendere e trasmettere le tue esperienze e le tue idee ad un numero di persone sufficiente per provocare un cambiamento, non ci sono più speranze che questo possa ancora accadere in futuro.
Purtroppo quello che dici alla fine dell’intervento è vero, e ne ho vissuto le conseguenze sulla mia pelle in ambito lavorativo, dove, come ben sai, la mia esperienza che hai tanto elogiato, è stata usata per copiare nominativi, indirizzi, codici fiscali ed altri dati anagrafici, e purtroppo finché i titoli e le competenze verranno acquisite per carica politica e manovrate da politici inadeguati ci sono poche speranze. Ma io sono un inguaribile sognatore e penso sempre che un miracolo possa ancora accadere o che almeno finisca di illudermi ed anche io diventi il bravo dipendente pubblico che non polemizza, non fa proposte scomode e pensa solo a prendere il suo stipendio a fine mese, almeno risparmierei le energie per fare altro e ci guadagnerei in salute.
P:S Condivido anche il fatto che non conta il nickname ma ciò che si scrive, ma dal momento che questo sistema non è impostato per impedire la duplicazione dei nik eviterò di usarne altri anche quando voglio concedermi qualche frivolezza, visto che ho anche toppato andando a cercarne uno, che, per una casualità, è risultato in uso anche da altri utenti. In questo, Capron3, devo ammettere che sei stato molto più originale.
“””Noto con molto piacere che il video ha stimolato la discussione… Concordo con molti degli interventi e devo riconoscere che in quasi tutti c’è un fondo di verità… “”
Giuseppe Ecca
Devo essere sincero, il video non mi è piaciuto perchè non è obiettivo, ma si intravedono delle velate faziosità, anche se , come sostiene Giuseppe Ecca, ha stimolato in me la discussione, anche perchè il problema del pascolo di Coxinas, a prescindere dal video, mi interessa particolarmente come cittadino villacidrese.
Inoltre, come ho già detto in precedenza, la discussione costruttiva vera e propria è stata affrontata solo da due utenti che, a mio modo di vedere, rappresentano una millesima parte dell’opinione pubblica. Devo anche evidenziare che l’anonimato nei forum è molto importante in quanto permette alle persone di esprimere le proprie opinioni senza alcun condizionamento, ma quando si abusa di questa libertà utilizzando nomi e nomignoli, allora si perde di credibilità; gli utenti perdono l’orientamento e viene meno l’entusiasmo ad inserirsi nella discussione.
ENRICO PISANO: Perchè il video non è obbiettivo? Cosa gli manca? Fazioso in che punti?
Mi accodo alla domanda di Veritas.