VILLACIDRO. Per diverso tempo è rimasto svenuto dentro il suo frutteto, raso al suolo dai vandali. Ignazio Sollai aveva perso coscienza, crollando per il dispiacere, appena messo piede dentro il terreno che fronteggia il crocevia di Bangiu. A colpirlo è stato lo spettacolo che si è visto dinnanzi: gli alberi tagliati a colpi di accetta, l’impianto di irrigazione a fette, le verdure sradicate e gettate di lato. Uno sfregio, per il puro gusto di distruggere? O un avvertimento inspiegabile? Oppure una vendetta? Domande destinate forse a rimanere senza risposta, perché né l’anziano e neppure i suoi familiari riescono a trovare una benché minima spiegazione. Una vita tranquilla, senza aver mai schiacciato una mosca, mai preso una multa, mai ricevuto una denuncia. Titolare di un negozio di alimentari poco sopra “Su pobaziu”, il palazzo vescovile, a 82 anni Sollai credeva di poter godere la meritata pensione coltivando il suo frutteto, in un pugno di terra fertile a pochi chilometri da casa. Da quando, diversi anni fa, era rimasto vedovo, aveva registrato un unico dispiacere legato alla sua appassionata attività di contadino: “Appena morì mia moglie, mi rubarono la legna che ricavavo dalla potatura e che tenevo nel terreno”. Storia vecchia ormai, di qualche decennio fa, che l’uomo aveva quasi rimosso dai ricordi. Dopo la chiusura del negozio di famiglia, frequentava la sua campagna, coltivando diversi ciliegi, un fico e le verdure di stagione. Nel tempo aveva completato la recinzione e un impianto di irrigazione a goccia, che gli permetteva di far fruttare il suo angolo di paradiso, a un tiro di schioppo dalle antiche terme romane. Qualche giorno fa, l’amara sorpresa. Arrivato come al solito dinnanzi al podere, l’anziano ha varcato il cancello, trovandosi davanti ad un’apocalisse.

La maggior parte delle sue amate piante rovesciate a terra: “Appena entrato ho notato l’albero accanto all’ingresso, ho pensato che l’avesse spezzato il vento, anche se durante la notte non avevo sentito nulla”. Ma inoltrandosi nel frutteto, è apparso evidente che non era stata una tempesta naturale a generare la rovina: “Hanno distrutto quasi tutte le piante di ciliegio, il fico, le tubazioni dell’irrigazione, addirittura hanno strappato dalle radici la verdura che avevo piantato e l’hanno lasciata per terra”, racconta, con gli occhi umidi per l’emozione: “Come ho visto questo, sono svenuto dal dispiacere”. Nel podere c’era anche una motosega e alcuni attrezzi per coltivare la terra, ma gli sconosciuti vandali non hanno portato via nulla. A loro evidentemente interessava solo dimostrare qualcosa, mettere paura, o forse distruggere per il solo gusto di farlo. Dopo aver scavalcato la recinzione, hanno fatto a pezzi gli alberi, a colpi di accetta o di pennato. Profondamente amareggiato, Ignazio Sollai continua a chiedersi il perché di tanta cattiveria, ma esclude che si tratti di una vendetta per concorrenza sgradita: “Non ho mai venduto quello che producevo, coltivavo queste piante per assaggiarne i frutti e li regalavo ad amici e a qualche turista di passaggio”. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri della stazione di Villacidro, che indagano sul grave atto vandalico.
Simone Nonnis