“Inizia Estate doc, una rassegna di documentari che vuole far discutere su temi importanti che riguardano la nostra vita di tutti i giorni e che vuole invitare i villacidresi a prender parte a una forma di cittadinanza attiva, perchè “politica” non vuol dire avere la tessera di un partito, Estate doc è una rassegna trasversale dove l’unica bandiera ammessa è quella del proprio paese e del proprio quartiere, perchè sono convinta che si possa cambiare il mondo partendo dalla propria famiglia e dal proprio vicinato per creare un sistema “sociale” fatto di rispetto e armonia, cosa che- dal particolare all’universale- questo mondo ha un pò perso. Dobbiamo imparare ad avvicinarci a un concetto legato al “glocale”, pensare globale ma agire nel locale”.
Oggi alle 21.30 la prima proiezione. “Cattedrali di sabbia” è un viaggio attraverso la Sardegna che ha creduto e ceduto al miraggio dell’industrializzazione svendendo la propria cultura contadina, pastorale e un proprio vissuto quotidiano per saltare sul treno di un ipotetico sviluppo industriale. Quel sogno industriale che, a parere di alcuni, avrebbe definitivamente emancipato la Sardegna dall’ancestrale miseria che da sempre condannava l’isola e il suo popolo ad una realtà di sottosviluppo. Sottosviluppo che a dire degli esperti di politiche sociali affondava le sue radici nell’arcaica natura del popolo sardo, una natura individualista e poco propensa alla collaborazione e all’associazionismo, una natura forgiata dalla solitudine del mondo agro pastorale, quella stessa che, per altri esperti, era spesso alla base di preoccupanti quanto pericolose devianze sociali quali, ad esempio, il banditismo. Si pensò di plasmare questa natura trasformando un uomo solitario che vive al ritmo delle sue bestie in un uomo sociale integrato in una realtà che quotidianamente lo costringe a un confronto positivo con i propri simili. Insomma un modo di renderlo migliore per se stesso e più accettabile per la società. Così fu. Centinaia di pastori, pescatori, contadini dismisero i propri panni multiformi e variegati, per indossarne uno solo, di un unico colore e uguale per tutti. Una tuta blu. Il documentario non ha la finalità di analizzare e valutare le scelte di politica industriale in Sardegna, né tantomeno sposare facili conclusioni.
“Cattedrali di sabbia” è solo un momento dove quattro diverse persone, di quattro zone diverse della Sardegna si raccontano, e raccontano come è successo che la loro vita di contadini pescatori e pastori da un giorno all’altro sia diventata quella di un’operaio e di come poi, finito il sogno o l’incubo,sia ridiventata quello che era prima. Un ritorno alle origini, a quelle attività rurali che sempre si sono fatte e che sempre, seppur con non poche complicazioni, hanno dato da vivere ai sardi. Costantino, operaio dell’Enichem di Ottana. Nel periodo delle privatizzazioni e dei grandi tagli, volta le spalle alla cassa integrazione e riprende a fare il pastore. Oggi lotta per il prezzo del latte. Antonio, di Assemini, pescatore di laguna dalla nascita, per trent’anni dentro la Rumianca. Di fatto le sue energie, la sua vita, il suo lavoro quotidiano hanno contribuito a distruggere quello stagno che era, ed è rimasto, la cosa che con la sua famiglia ama di più al mondo. Oggi pensionato dopo una vita in fabbrica, è costretto ad arrotondare la magra pensione andando a pescare alla laguna di Santa Gilla. Antioco, di famiglia contadina, ha visto le vigne dei suoi terreni di Portoscuso andare in malora per l’inquinamento da metalli pesanti mentre lavorava nell’impianto di smaltimento dei fanghi dell’Euroallumina. Oggi ha rimesso su con fatica e convinzione una piccola vigna e sogna di produrre del buon Carignano, magari senza il piombo dentro… Bruno, a sessantadue anni torna a fare il marinaio nei pescherecci che lavorano al largo dell’Asinara. Il suo peschereccio l’ha venduto vent’anni prima, prima di firmare il contratto con l’Enichem di Porto Torres. Non sente il peso delle sue scelte, l’unico peso che sente è quello di avere due figlie a carico e un nipotino in arrivo. Oggi, anche per questo, ritorna a fare il pescatore. Cattedrali di sabbia è malgrado tutto un felice viaggio di quattro uomini che tornano a casa dopo una lunga trasferta in un mondo che non sentivano loro.
Un viaggio che li porta attraverso un deserto che prima non c’era. Le chiamavano cattedrali nel deserto ma il deserto prima non c’era. Prima c’erano verdi vallate e mari limpidi. Un giorno quando le cattedrali sono crollate si è capito perché. Erano cattedrali di sabbia. Sono loro che hanno creato il deserto.
Appuntamento alle 21.30 presso la Casa Dessì in via Roma 65. Sono stati invitati i cassintegrati della Keller di Villacidro, il regista Paolo Carboni (nella foto) e alcuni dei protagonisti del documentario.
Claudia Aru – 3 agosto 2011
Brava Claudia, complimenti!
non mancherò
Peccato oggi non potrò partecipare mi avrebbe fatto piacere, comunque ottima iniziativa. Spero ci sia occasione di rivedere questo documentario che dalla descrizione sembra molto interessante.
Finalmente qualcosa di vero e giusto in questo sito. Quello che han spacciato per progresso ora viene fuori per quello che è veramente, schiavitù e soltanto schiavitù. È ora di liberarsi di questo mostro che è la globalizzazione. Nonostante i danni già subiti penso che la Sardegna possa ancora salvarsi, penso e voglio che si salvi. E questa proiezione è già un buon inizio, complimenti e tanti buoni auspici chi a lavorato per tutto ciò.